Lyrics: Lucio Leoni
Music: Alessio Mecozzi/Cristian Marras/Alberto Broccatelli/Maurizio Mazzenga/Luca Novelli
Autunno, Torino, Esterno giorno.
Un uomo, un bicchiere di vino, e un filmino porno.
Una videocassetta per precisione.Tenuta come un autoradio anni 80 sotto braccio
il corpo nel leggero sforzo del trattenere in leggera contrazione.
Lui è disordinato eppure bello
sfrontato nell’incedere in direzione piazza Statuto
a due passi da museo di arte orientale
frastornato, esemplare nella tasca della giacca nascosto un anello
non lo vediamo ma le mani nervose spesso ci portano in quello spazio di tessuto
a due passi dal battere infinito e abbissale del cuore
-il bicchiere di vino forse lo leviamo, ha poco senso, nota del redattore-
La musica riprende il cuore, il battito frenetico di chi sta per esplodere d’amore
i passi sul terreno già freddo della capitale di un impero e il rimbalzare furioso
della mano sulla tasca della tasca con l’anello e il vhs sottobraccio quel fardello che ad ogni passo rischia il drop
Eppoi succede, il tonfo a terra che non sentiamo coperti come siamo dai suoni di una città che si appresta a lavorare
la cassetta atterra, la macchina da presa indugia e stringe le meccaniche fino ad un primo piano che sfida le leggi della privacy/ ed attraversa, oltrepassa il campo del personale,
[la musica muore
e senza fare rumore
un automobile distrugge scene e scene e scene e scene discutibili d’amore.
Lei.
Si sposta una tenda e il sole pallido delle nove del mattino piega all’interno di una stanza
un letto un posacenere vuoto sul comodino
Lei.
In attesa, occhi gonfi del pianto di una notte tesa e spesa a devastarsi convinta di una fine
arresa al ricostruirsi
ancora una volta quasi quarant’anni, segni sul volto di chi troppe volte ha ceduto all’innamorarsi, nella stanza disordinati a terra vestiti e panni poi la macchina si sposta e individua un caminetto
cenere di fogli bruciati vicino al letto lettere confuse fino allo zoom che ci porta all’unico brandello che possiamo ancora decifrare, in un corsivo elegante leggiamo “addio amore” poco più sotto, illegibile la firma dell’autore.
Ancora lui,’ex Manicomio, passi che continuano incessanti fino a un massimo che gli porta i battiti all’estremo mischiato com’è lo sforzo fisico al pensiero. Poi si blocca all’improvviso, i lembi della giacca sembrano continuare il movimento ma è solo inerzia poi ritornano anche loro nell’immobilità esclamativa di chi si è accorto che la videocassetta è andata persa.
Si allarga l’inquadratura e lo spazio intorno è vuoto. lentamente col salire di un suono scuro e un ticchettare una moltitudine di gambe intorno a lui si mette in moto. Momo e i signori del tempo, signori grigi prendono a girovagare prima un pugno poi migliaia intorno a lui quasi un alveare, si moltiplicano fino a riempire ogni metroquadro salvo uno spazio relativo intorno a lui che alza lo sguardo, poi guarda l’ora e comincia a gridare.
un grido che non sentiamo ma che conosciamo il grido è muto è quello di AlPacino terzo episodio del padrino.
Cosa ha perso lui?
Cosa attende lei?
Un signore grigio si avvicina apre l’impermeabile e dalla tasca interna tira fuori una lettera.Gliela porge.
Apre il foglio e noi lo riconosciamo.
E’ lo stesso che abbiamo visto fatto a brandelli nella stanza di lei e ci confondiamo perdiamo controllo sulla linea del tempo che fino a quel momento ci era sembrato lineare. Capiamo che oltre alla storia d’amore evidente fino dai primi fotogrammi questo probabilmente è un film d’autore, che aggancia e sgancia con la comprensione, dell’attore prima poi la sua maschera e infine lo spettatore.
Identifichiamo finalmente quegli impermeabili grigi e quella moltitudine di persone come snodo centrale del prossimo svolgersi dell’azione, signori del tempo come detto, ora svelati anche al più innocente degli osservatori.
Non è ne il prima ne il dopo e lo capiamo ritornando d’improvviso dentro il posacenere vuoto. Lei, il letto la stanza disordinata in chiaroscuro e un orologio appeso al muro . L’ora è la stessa in cui vive lui ,l’ abbiamo vista poco prima quando il grido ha fermato i passi, quando il silenzio ha fermato il respiro quando Al pacino ha rivelato la presa di coscienza della scomparsa del vhs e molto probabilmente ha innescato questo gioco ancora incomprensibile del destino.
E’ dunque contemporanea la lettera bruciata nella stanza disordinata a quella appena letta e ricevuta in maniera misteriosa e non svelata, contemparanea l’attesa di lei e l’incedere furioso di lui contemporanei i battiti entrambi dolorosi da una parte per lo sforzo dall’altro per il dolore un morso al cuore contemporanea è la perdita e il parallelo che si apre sulla metafora del vuoto è quello di un amore che si infrange al suolo, un abbandono che leggiamo appena tra le macchie di bruciato e ritroviamo a terra tra bobine e un nastro perso e più volte calpestato.
Dal nero lentamente passiamo al grigio, il carrello all’indietro ci porta a scoprire un bavero prima, l’impermeabile poi che dona a chi lo indossa un inquietante sensazione di prestigio, guarda in macchina e sorride, occhi in grado di trapassare lo schermo e l’imbroglio nel lenzuolo si svela mentre lentamente come gocce di cera sulla candela brividi scendono dal collo lungo la spina dorsale e invadono la schiena.
Ancora una volta come un deja vu si apre l’impermeabile e dalla tasca interna questo signore tira fuori un vhs, sembrerebbe un porno, noi cominciamo a capire e proviamo ad evitare di accettare il dono mentre intorno sale il sole ed è quasi mezzogiorno.
L’hai appena visto, lo vuoi rivedere? noi riceviamo la cassetta e tutto intorno comincia a tremare.
Non hai capito? puoi ricominciare… mani strette sulla plastica dura che contiene fino a 180 minuti di narrazione
Puoi riavvolgere, mettere in pausa, andare avanti e rianalizzare- ma non c’è n’è bisogno e anche noi consapevolmente la lasciamo cadere.
[la musica muore
e senza fare rumore
un automobile distrugge scene e scene e scene e scene discutibili d’amore.