Lyrics: Luigi Dallapiccola Music: Luigi Dallapiccola No, non sono le Furie ad avventarsi su me per vendicare quei che uccisi, per rinfacciarmi i compagni perduti: sono i mostri (in me Circe li scoperse) che rodon questo cuore mai placato. Un uomo sono, un uomo che ha guardato il mondo nelle foggie più diverse e che intorno si vede sorger, muti, con occhi interroganti, mille visi, mentre nell'alma le memorie farsi sembran più dense e dolorose. Quanto e cosa appresi? Fole. Dopo fatiche inani, briciole di sapere, vani balbettamenti, sillabe soltanto mi son rimaste Invece di parole. Stelle: quante mai volte contemplai sotto cieli diversi la vostra pura trepida bellezza! Stelle: quante mai volte interrogai i vostri sguardi tersi. luce sperando aver da voi, saggezza! Perché tanto diverse m'apparite in questa notte? Quando fu stabilito il vostro corso, e come? V'ho mirate: soffrii pene infinite intorno a me cercando quanto mi manca: la Parola, il Nome. Trovar potessi il nome, pronunciar la parola che chiarisca a me stesso così ansioso cercare; che giustifichi questa mia vita, il lungo errare, che rassereni l'ora che rapida s'invola. Guardare, meravigliarsi, e tornar a guardare. Ancora: tormentarmi per comprendere il vero. Se una voce rompesse il silenzio, il mistero ... Signore! Non più soli sono il mio cuore e il mare.