Lyrics: Marco Benati
Music: Marco Benati
PAROLEPERDENTI unplugged rmx
Le mie cicatrici le ho sempre tenute nel petto finchè ho avuto spazio
E ancora quando deglutisco intuisco che c’è un retrogusto di marcio (marcio)
Non è che col vento sparisce l’odore di tutta la merda che ho addosso
E sotto i tattoo io la sento la carne che ancora si stacca dall’osso. (si)
Da solo il silenzio mi uccide, scusate se ho ancora bisogno di rime,
dirigere il traffico nella mia testa e cercare di spingerlo oltreconfine, (confine)
la vita mi ha fatto due buchi, li vede soltanto chi li può riempire,
vi lascio la rosa per vanto, in cambio mi tengo il suo gambo e le spine. (spine)
Non so se io sono cattivo, ma vivo di sangue, Dracula, Bram Stoker,
in fondo che cosa sarebbe Batman (Batman), se non ci fosse Joker? (Joker)
Sto poco in pubblico, il pubblico è poco, non voglio una vita da rocker,
è proprio perché ho già patito la fame che voglio il cibo migliore
Sarà forse che il Dio del rap a me ha dato soltanto parole perdenti,
parole roventi ridotte in frammenti da chi ha la tempesta nei testi,
e lui con quello che io ho dato alla musica ci ha fatto anelli e pendenti,
se senti il rumore che fanno sbattendo tra loro sono i miei lamenti
Se avessi parole migliori (migliori), mi potrei prendere il mondo,(il mondo)
è dote degli oratori vendere fumo che sembra arrosto,
invece io riesco soltanto a vendere sangue che sembra inchiostro, (inchiostro)
sono la prova che un re e una regina possono partorire un mostro!
Che bella sta vita passata a far finta di essere il re della giungla allo zoo,
e poi a pentirsi di aver dato il culo a chiunque (si), tipo Claudia Koll,
ho fatto amicizia con il serpente e mi ha regalato il suo frutto (frutto)
ho fatto amicizia con l’illusionista e mi ha svelato il suo trucco (trucco)
gli affari in Itala li fai solamente illegali, business dei pirati,
o allenati ad essere come i regali, fitness da scartati,
la musica da, la musica priva (priva), ho il guinness dei privati,
mi tolgo la scimmia anche se è ancora viva (viva), business dei primati
Sarà forse che il Dio del rap a me ha dato soltanto parole perdenti,
parole roventi ridotte in frammenti da chi ha la tempesta nei testi,
e lui con quello che io ho dato alla musica ci ha fatto anelli e pendenti,
se senti il rumore che fanno sbattendo tra loro sono i miei lamenti
Chino sul foglio che tiro mattino, aspiro svampi dalla mia biro
Per congelare le pare dentro una bolla e mi sento Sub-Zero.
Le voci intorno che sembra San Siro, ballo sui chiodi fachiro, (fachiro)
ma grazie ai fori che porto nel petto che sembro Ken Shiro nascono fiori in giardino.
Ho mani che tagliano al tatto, un po’ come Edward (un po’ come Edward)
Apro il microfono, lo tengo basso, per sussurrare le grida, (grida)
da una ferita cucita, subita in un’altra vita, passa una rima,
scene di guerra per occhi attenti (attenti), come la Guernica.
Ho un cuore di latta, Bender, le mani gonfie con le bende, (bende)
uno spettro privato, fidato, che mi attende, dietro le tende. (tende)
L’ombra mi piomba scura (scura), allungo il dita e l’assaggio,
non avessi ingoiato paura (paura), non avrei masticato coraggio.
Sarà forse che il Dio del rap a me ha dato soltanto parole perdenti,
parole roventi ridotte in frammenti da chi ha la tempesta nei testi,
e lui con quello che io ho dato alla musica ci ha fatto anelli e pendenti,
se senti il rumore che fanno sbattendo tra loro sono i miei lamenti
Sarà forse che il Dio del rap a me ha dato soltanto parole perdenti,
parole roventi ridotte in frammenti da chi ha la tempesta nei testi,
e lui con quello che io ho dato alla musica ci ha fatto anelli e pendenti,
se senti il rumore che fanno sbattendo tra loro sono i miei lamenti