La liberazione di Ruggiero dall'isola d'Alcina:Scena II. Deh taci omai troppo d'amore amica

Music: Francesca Caccini Deh! Taci omai, troppo d’Amore amica, noiosa agl’occhi miei più che la morte. Di fede e di pietà cruda nemica, sù queste ignude arene alle dovute pene, ai meritati pianti dolorosa per me sempre rimanti.
Lassa ch’indarno io prego. Deh! Perchè non gli nego quinci il partirsi a forza? Deh! Perchè in dura scorza omai non cangio il suo crudel sembiante? Furie, che giù nella città di Dite ad ogni mio voler sempre disposi ne’miei soliti alberghi a me venite. Per voi terribil’onde ardino in vivo foco e dall’atre voragini profonde, eschino spaventose orche e balene, tal, che di queste arene ogni sentiero al dipartir si chuida; orsù fuggite omai, fuggi se puoi; opri forza d’incanto quel ch’indarno tentaro i preghi, e‘l pianto.
Ahi crudo, ahi discortese, tanto ardir, tante offese pagherai con la morte; dilaterà le porte allo sdegno, al furore; odiar saprà, quant’amar seppe il core.
Pur quel noioso aspetto, dagl’occhi miei s’è tolto, teco parli il mio volto. Poi ch’io non so ridire l’infinito gioire d’un cor libero e sciolto; teco parli il mio volto, in cui disvela il core desio di gloria, e di pudico amore. Ma tu, madre cortese, pria che dar libertade all’incantata qui misera gente, muovi meco le piante in quella riva, ove giace dolente di sangue unito alla mia bella Diva, entro un mirto frondoso alto guerrier famoso.
Non solo il chiaro Astolfo, ma quanti fur dell’empia Alcina amici oggi saran felici, felici ancor saran nobil donzelle, che per dar libertade al caro amante incantate restar tra queste piante.