Music: Francesca Caccini
Alcina, il pianto affrena,
e se dolorti dei,
piangi i tuoi tradimenti, ei falli miei.
Deh se non hai pietà del mio languire,
muovati il tuo fallire.
Sai pur, qual macchia inestinguibil sia
in nobil cavaliero il tradimento.
Ruggiero, anima mia,
troppo di te, troppo di me pavento.
Se tu mi neghi in tanti affani aita,
ohimè come da te senza mia colpa
ogni ombra di pietà veggio sparita?
Vita della mia vita
poscia che’l proprio honore
e del mio favellar gl’ultimi accenti
non ponno oprar,
ch’il tuo rigor s’arreste,
almen deh ti sovvenga,
quai dolci abbracciamenti
nella pace d’amor meco godeste,
e sì dolce memoria il piè ritenga.
O ferità di Tigre, o cor di pietra
a supplichevol donna, a donn’amante,
la più fida e costante,
che spargesse già mai sospiri, o preghi
ancor pietà tu nieghi, e neghi pace.
Ditemi, o cieli voi, poi ch’egli tace,
dite, qual’è maggiore :
l’ostinata sua voglia, o il mio dolore,
che null’ancor da quel crudele impetra?
O ferità di Tigre, o cor di pietra.
Così condisci ingrato
d’amarissimo fele
ogni dolcezza, ogni gioir passato?
Per questa tua fedele,
che’l cor ti diede, e’l regno
non fai d’amore un segno e neghi pace?
A che tanto rigore e tanto sdegno?
Amor tu vedi, amore,
quanto sian vilipesi
gl’atti cortesi, e l’immortal faretra.
O ferita di Tigre, o cor di pietra.