Big Trouble in Little Italy

Lyrics: Andrea Di Benedetto/Stefano Lunardi/Michele Rulfin/Andrea Ghironi/Lorenzo Ugo/Mirco Vollero/Flavio Umberto Simone Matino Music: Luca Brazzorotto cacciatori potenti sognatori buttiamo le vittime dritte nelle fauci del mostro unico dio nostro divinità oro dal mare raccolto fertilità mettiti la che ti racconto colava sulle nostre teste un cielo liquefatto lo vidi quando ero bambino chiuso nel tombino penso di essere impazzito in quel momento esatto una fauna abissale ci calpesta saliva colossale gigantesco vedo orde di fedeli per un uomo in croce voglio orge di nuovi fedeli nuovi incroci dalla fica sputa un feto abortito con il capo appuntito ricordi quando hai sentito quelle strane voci nato con i tagli sul collo e le pinne e il fuoco nelle pupille nell'oscurità solitario vago chiesa sconsacrata grido "ya katulu fatagan" prega Zagan Dagon .
La palude dell’addio, posto dimenticato da ogni vostro Dio...tutti tranne il mio ci protegge da sta terra persa, dona pace e campi fioriti in cambio esige lingue umane nella sacca immersa, là dove l’acqua frigge sotto il moto di pesci impazziti sagome nei temporali dell’estate sotto cieli gonfi e nubi come cattedrali rovesciate veste bianca per le due sorelle, occhi profondi come celle, bozzi pulsanti sotto la pelle sangue di capra sulla giacca, mentre cantano nella baracca drappi di uova respirano sott’acqua mentre il vento muove gli alberi della collina, e un lampo si riflette su di un tappeto di brina denti di drago, pupille a capocchia d’ago con le mani tese verso il lago prego il grande Dagon.
Vuoi qualcosa di elettrizzante e un poco di attenzione? Corri in stazione e tocca i cavi dell’alta tensione ti porto dove rilassarti e puoi dimenticarti che la vita ti da la mano come i mendicanti da ste parti la noia è un bestseller vomito sulle piastrelle gufi nella notte come sentinelle parole di H.P.L. a branchi di balordi in capi di pelle un cappio al collo e penzoli sotto le stelle occhi fluo tra i rami bisbigli di chi osserva se qui ami il buio ami anche il peggio che ti riserva per il mio dio la palude è placenta e sta sul fondo addormentato canta nei sogni di un corpo fratturato alimentato da odio incondizionato il nostro fato è come il fischio di blatte nel prato nel mio cammino non vago in un religioso silenzio come a Santiago dacci la voce sommo Dagon.
Ye Figli di puttana su le mani , o ti faccio esplodere con un drone come Soleimani,  ritorno tipo Guess whos back, dammi un beat ne caccio 16 per Benni John e Jack , scrivo mentre sto in quarantena, il mondo va a puttane ma faceva schifo già prima, fuori c’è uno scenario post-apocalittico, c’è paura del prossimo e militari ogni angolo, paura e panico, paura e panico, ma è tutto ok quando sei un cinico apatico, piccolo stupido non fare il malinconico che qua appena ti distrai un attimo finisci nel cofano cose che capitano, sogno il tuo capitano in una cassa di mogano, sono il cattivo non sorrido come Ivan drago, offrire un sacrificio come se fossi Dagon.
L’estensione del mio cranio proiettata sulla terra fusa, gli occhi sbarrati e la mia bocca chiusa l’aria si fa incandescente e i pensieri nutriti, come fitte dentro al ventre e pensieri proibiti il sangue rosso crea contrasto , Dio degli abissi ascolto il nostro auspicio saziati del nostro sacrificio si manifesta la parte più bella di te, se tiri fuori la parte più brutta di me, sento grida orribili sulla scacchiera sporca al pavimento, un rito squallido, un mare cattivo che ho dentro speravi nel perdono e al buon risveglio di buone mattine e invece paghi tutto fino alla fine l’aria che si incendia il tempo che si ferma spera che sia solo un varco sopra il ponte della pietra nera il vortice dell’acqua che si allarga a macchia sopra questo grande lago, compari a noi grande Dagon.
Guardo dalla vetta un baratro immenso  avvolto dal silenzio  il cuore pompa sangue lento  sto quasi impazzendo Il confine del mondo il ciglio dell’abisso un salto senza corda giu dal precipizio  terra gravida di orrori pregna di leggende  In alto il fumo si attorciglia in spirali stupende qui la vita non si vende  si perde velocemente  come dopo il morso di un serpente  monolite cinto dalle fiamme sacrificio   cattivo auspicio vite colpite da un maleficio  cilicio sulla pelle livida foresta gravida  leggende e orrori nelle cavità  corse su distese di ossidiana urla di poiana  il tempo scorre a scatti sulla meridiana  oggi pago pegno appeso ad un cappio  fatto di spago  offerto in sacrificio al grande Dagon.
Passeggiata sopra le rotaie, Fra abbazie abbandonate, grida il buio dentro le risaie, nelle nebbie del Polesine si muove silenzioso tra queste topaie, sì tra queste topaie, Messe pagane nel suo onore, tra fabbriche e zuccherifici, l’orrore tra il cemento di questi edifici, tu stai con me, io sto con te questo mi basta, tu che dici, arrugginisce anime l’acqua salmastra, qui grazie a te non manca nulla, cespugli d’alghe che mi sfiorano le gambe, ormai stanche, una grigia foschia e la rugiada mattutina la pazzia di un uomo e la carenza di morfina, grande Dio! noi Staremo con te fino alla fine, coi piedi nudi a bagno dentro le saline, dalle acque scure dentro il grande fiume fino al grande lago, rivelati ai tuoi sudditi, grande Dagon.