Music: Francesca Caccini
Quanto per dolce, e mia beata sorte
t’adoro anima mia, tanto ti devo,
ben ch’io viva per te ferito a morte,
ma tu cor mio non senti,
quai pene, e quai tormenti
da gl’occhi tuoi saetti il vago arciero.
Ogni sguardo è ferita,
misera la mia vita
se le dilette, e belle
luci divine stelle
cagion del mio languire
non sapesser sanar come ferir.
Ah, non ti prender gioco gentilissimo amante
di chi per te si strugge in vivo foco
non ha questo sembiante
parte, che pure a sospirar t’alletti,
parli lo specchio mio, là dove impressa
d’ogni bellezza priva
ho per costume di mirar me stessa.
Taci, che sol nel cielo,
nel sole, e nelle stelle
puoi vagheggiar le tue sembianze belle,
ma se prendi diletto
di rimirar quaggiù
quel che tu sei, lascia il vetro mendace
aprimi‘l petto, diran gl’incendi miei,
dirà quivi’l tuo volto,
ch’io porto in seno un paradiso accolto.
Vinca signor tua cortesia nativa,
com’io son grata a te, son bell’ancora,
purché d’Amor la face
accesa regni nel tuo petto ogn’ora,
purché la fe, la pace
eternamente nel tuo cor si viva,
sarò qual più ti piace,
o stella, o sole, o l’amorosa diva.
Cor mio, per tua bellezza,
arderò mentre vivo,
nudo spirto arderò di vita privo,
cor mio, per tua bellezza,
di fede esempio, e di costante ardore,
ecco la destra, e nella destra il core.
Dunque di pari foco eternamente,
arda il nostro desio,
ch’esser non può dolente,
chi ferme amando il faretrato Dio.
Quando Amor l’arco vuol tendere,
nulla vale.
Cor di pietrà in sen durissimo,
chi da lui si vuol difendere,
sente strale,
per cui versa un pianto asprissimo.
Furon saggi, a tosto cedere,
vostri cori
agli sguardi che saettano.
Godete or tra i mirti, e l’edere
vostri amori,
mentre l’aura e’l rio, v’allettano.