La liberazione di Ruggiero dall'isola d'Alcina:Scena II. Quanto per dolce, e mia beata sorte

Music: Francesca Caccini Quanto per dolce, e mia beata sorte t’adoro anima mia, tanto ti devo, ben ch’io viva per te ferito a morte, ma tu cor mio non senti, quai pene, e quai tormenti da gl’occhi tuoi saetti il vago arciero. Ogni sguardo è ferita, misera la mia vita se le dilette, e belle luci divine stelle cagion del mio languire non sapesser sanar come ferir.
Ah, non ti prender gioco gentilissimo amante di chi per te si strugge in vivo foco non ha questo sembiante parte, che pure a sospirar t’alletti, parli lo specchio mio, là dove impressa d’ogni bellezza priva ho per costume di mirar me stessa.
Taci, che sol nel cielo, nel sole, e nelle stelle puoi vagheggiar le tue sembianze belle, ma se prendi diletto di rimirar quaggiù quel che tu sei, lascia il vetro mendace aprimi‘l petto, diran gl’incendi miei, dirà quivi’l tuo volto, ch’io porto in seno un paradiso accolto.
Vinca signor tua cortesia nativa, com’io son grata a te, son bell’ancora, purché d’Amor la face accesa regni nel tuo petto ogn’ora, purché la fe, la pace eternamente nel tuo cor si viva, sarò qual più ti piace, o stella, o sole, o l’amorosa diva.
Cor mio, per tua bellezza, arderò mentre vivo, nudo spirto arderò di vita privo, cor mio, per tua bellezza, di fede esempio, e di costante ardore, ecco la destra, e nella destra il core.
Dunque di pari foco eternamente, arda il nostro desio, ch’esser non può dolente, chi ferme amando il faretrato Dio.
Quando Amor l’arco vuol tendere, nulla vale. Cor di pietrà in sen durissimo, chi da lui si vuol difendere, sente strale, per cui versa un pianto asprissimo. Furon saggi, a tosto cedere, vostri cori agli sguardi che saettano. Godete or tra i mirti, e l’edere vostri amori, mentre l’aura e’l rio, v’allettano.